Negli ultimi anni, la mobilità sostenibile è diventata una priorità strategica per molte città italiane. Complici le emergenze ambientali, il traffico crescente e una maggiore consapevolezza collettiva, il tema degli spostamenti a basso impatto è entrato nel dibattito pubblico, nelle politiche urbane e nelle abitudini quotidiane di un numero crescente di cittadini.
Ma qual è, oggi, la situazione della mobilità sostenibile in Italia? In questa lezione analizzeremo i dati disponibili, le tendenze emergenti e le sfide ancora aperte.
L’Italia resta, nel contesto europeo, uno dei Paesi con il più alto tasso di motorizzazione. Secondo gli ultimi dati ISTAT e del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili:
ci sono oltre 67 auto ogni 100 abitanti,
in alcune città medie si superano le 70-75 auto ogni 100 abitanti,
l’auto privata viene utilizzata anche per spostamenti molto brevi, spesso inferiori ai 3 km.
Questa dipendenza comporta alti livelli di congestione urbana, inquinamento atmosferico e consumo di suolo.
Camminare e andare in bicicletta stanno diventando scelte più diffuse, soprattutto nelle città che hanno investito in infrastrutture e politiche adatte:
a Milano, Bologna, Bolzano e Ferrara, la bici è utilizzata ogni giorno da oltre il 15% della popolazione;
il bike sharing è presente in più di 60 città italiane, con un numero crescente di utenti;
le zone 30 e le aree pedonali sono in espansione, ma ancora molto frammentate e disomogenee.
Nonostante gli sforzi, la mobilità attiva resta una minoranza, penalizzata dalla mancanza di percorsi continui, sicurezza stradale e cultura della lentezza.
Il trasporto pubblico italiano presenta grandi potenzialità, ma anche forti criticità:
nelle grandi città (Roma, Milano, Torino), l’uso dei mezzi pubblici è significativo, ma spesso ostacolato da ritardi, sovraffollamento e inefficienze;
nei piccoli comuni e nelle aree interne, il trasporto pubblico è quasi assente o non competitivo rispetto all’auto privata;
la rete ferroviaria locale, sebbene capillare, necessita di investimenti per l’elettrificazione, la puntualità e l’intermodalità.
Tuttavia, si registra una crescita nell’adozione di autobus elettrici o a metano, e in alcune città sono stati avviati piani per la gratuità dei mezzi per studenti o anziani.
Negli ultimi anni l’Italia ha visto una crescita significativa nella diffusione di veicoli elettrici, trainata da:
incentivi statali per l’acquisto di auto a basse emissioni,
sviluppo delle infrastrutture di ricarica (oltre 45.000 punti attivi nel 2024),
diffusione di servizi di car sharing elettrico in molte città.
Tuttavia, la percentuale di auto elettriche sul totale resta ancora modesta: circa il 4% delle immatricolazioni (dato in aumento, ma ancora lontano da altri Paesi europei come Norvegia, Germania o Olanda).
In alcuni territori stanno nascendo esperienze innovative, come:
comunità energetiche rinnovabili, che abbinano produzione locale di energia e colonnine di ricarica per auto elettriche condivise;
sistemi di car pooling scolastico o aziendale, gestiti da Comuni o cooperative;
integrazione tra bici, treno e bus con biglietti unici o abbonamenti regionali.
Queste esperienze, seppur ancora sperimentali, rappresentano un modello replicabile, soprattutto nei piccoli centri e nelle aree periferiche.
Sempre più città italiane stanno adottando i PUMS, strumenti di pianificazione che integrano:
sviluppo urbano,
mobilità,
qualità dell’aria,
salute pubblica.
Attualmente, oltre 100 comuni hanno avviato un PUMS, con obiettivi legati a riduzione del traffico, aumento del trasporto pubblico, promozione della mobilità attiva e elettrica.
La mobilità sostenibile in Italia sta cambiando, ma a ritmi diversi tra centro e periferia, tra grandi città e piccoli borghi.
I dati raccontano una crescita ancora lenta, ma significativa, accompagnata da sperimentazioni, buone pratiche e nuove consapevolezze.
Per fare il salto di qualità servono:
investimenti stabili e duraturi,
scelte politiche coraggiose,
cittadini informati e coinvolti.