A volte l’acqua è abbondante, ma non è utilizzabile. Non perché manca, ma perché è inquinata, cioè contaminata da sostanze che la rendono pericolosa per l’ambiente, per gli animali e per l’essere umano.
Bere, irrigare o lavarsi con acqua contaminata può avere effetti molto gravi sulla salute e può distruggere interi ecosistemi acquatici.
Per capire come possiamo proteggere l’acqua, dobbiamo prima sapere da dove arrivano le sue principali fonti di inquinamento.
Inquinamento agricolo
Una delle fonti più diffuse è l’agricoltura intensiva. Per aumentare la produttività dei campi si usano spesso fertilizzanti chimici e pesticidi. Queste sostanze, quando piove o quando si irriga troppo, scivolano via dal terreno e finiscono nei fiumi, nei laghi o nelle falde sotterranee.
I fertilizzanti, ricchi di azoto e fosforo, possono causare fenomeni come l’eutrofizzazione, cioè la crescita eccessiva di alghe che soffocano la vita acquatica. I pesticidi, invece, avvelenano insetti, piante e pesci, entrando nella catena alimentare.
Inquinamento industriale
Anche l’industria è una causa importante. In molti casi, gli scarichi industriali finiscono direttamente nei corsi d’acqua, senza essere filtrati o trattati.
Questi scarichi possono contenere:
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metalli pesanti (come piombo, mercurio, cadmio),
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solventi tossici,
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oli, detergenti, scarti di lavorazione.
Queste sostanze non solo inquinano, ma rimangono a lungo nell’acqua e nei sedimenti, danneggiando la fauna e la flora e rendendo l’acqua inutilizzabile per decenni.
Inquinamento urbano e domestico
Anche la nostra vita quotidiana contribuisce all’inquinamento. L’acqua che usiamo per lavare, cucinare, fare la doccia o tirare lo sciacquone finisce nelle fognature. Se il sistema di depurazione è efficiente, l’acqua viene trattata prima di tornare nei fiumi.
Ma purtroppo in molte zone, soprattutto nei piccoli comuni o nei Paesi in via di sviluppo, le acque reflue vengono scaricate senza depurazione, portando con sé batteri, virus, saponi, detersivi e microplastiche.
Anche i farmaci e i cosmetici finiscono spesso nelle acque, perché non sempre i depuratori riescono a trattare queste sostanze.
Rifiuti solidi e plastica
I rifiuti abbandonati o smaltiti male possono raggiungere facilmente i corsi d’acqua.
In particolare, la plastica è una delle minacce più gravi e diffuse per gli ambienti acquatici:
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le bottiglie, i sacchetti e gli imballaggi impiegano centinaia di anni a degradarsi;
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con il tempo, si sbriciolano in microplastiche, invisibili ma presenti ovunque: nei pesci, nei molluschi, perfino nell’acqua potabile.
Anche mozziconi di sigaretta, cartacce e lattine finiscono spesso nei tombini, e da lì nei fiumi e nei mari.
Inquinamento da piogge e dilavamento urbano
Nelle città asfaltate e cementificate, quando piove, l’acqua non viene assorbita dal terreno, ma scorre via velocemente, trascinando con sé tutto quello che trova: polveri sottili, oli, carburanti, rifiuti, metalli.
Questo tipo di inquinamento si chiama dilavamento urbano e colpisce duramente i fiumi e i laghi dopo ogni pioggia intensa.
L’inquinamento dell’acqua non viene solo da grandi industrie o fiumi lontani: nasce anche da gesti quotidiani, da scelte agricole, dallo sviluppo disordinato delle città.
Sapere da dove arriva è il primo passo per contrastarlo.