I cambiamenti climatici non sono solo percezioni o previsioni future: sono processi documentati da decenni di osservazioni scientifiche.
Ogni anno, enti come IPCC, Copernicus, ISPRA, ENEA, ARPA e ONU raccolgono e pubblicano dati che ci permettono di capire la portata reale del fenomeno e di confrontare ciò che accade a livello mondiale con ciò che osserviamo in Italia.
La temperatura media globale è aumentata di circa +1,2°C rispetto al periodo preindustriale (1850–1900).
Gli ultimi 9 anni sono stati i più caldi mai registrati (dati Copernicus 2024).
Nel 2023 è stato superato per la prima volta il limite simbolico di +1,5°C su base mensile: un segnale molto preoccupante.
I ghiacciai si stanno sciogliendo a una velocità senza precedenti: in Groenlandia e in Antartide si perdono ogni anno centinaia di miliardi di tonnellate di ghiaccio.
Gli oceani registrano temperature superficiali record, con un impatto sulla fauna marina e sulle correnti.
Il 75% delle emissioni globali deriva dall’uso di carbone, petrolio e gas naturale.
La Cina è oggi il principale emettitore (oltre il 30%), seguita da USA, India, Russia e UE.
Il settore energetico è il più impattante, seguito da trasporti, agricoltura e industria.
Curiosità: ogni anno vengono emessi oltre 36 miliardi di tonnellate di CO₂. Il problema non è solo “quanto”, ma quanto velocemente queste emissioni stanno crescendo.
Anche l’Italia sta vivendo cambiamenti climatici evidenti, più velocemente di quanto si pensasse:
La temperatura media in Italia è cresciuta di circa +2°C dal 1880 a oggi: più della media globale.
Le ondate di calore sono sempre più frequenti, anche nelle città non costiere o montane.
In 70 anni, l’Italia ha perso oltre il 30% dei suoi ghiacciai alpini.
Il ghiacciaio della Marmolada si sta ritirando di decine di metri all’anno.
Le precipitazioni si sono ridotte del 10–20% in alcune aree, mentre sono aumentate le piogge intense e brevi, con rischio alluvioni.
La siccità sta diventando sempre più comune: nel 2022 e 2023 il bacino del Po ha raggiunto i minimi storici.
Il livello del mare lungo le coste italiane è salito in media di 20 centimetri negli ultimi 100 anni.
Venezia e il Delta del Po sono tra le zone più vulnerabili.
Secondo un’indagine ISPRA (2023):
Oltre il 95% dei Comuni italiani è a rischio climatico, per frane, alluvioni, siccità o incendi.
Le Regioni più vulnerabili sono quelle appenniniche e meridionali, ma anche grandi città del Nord vivono situazioni critiche.
Sempre più persone percepiscono il cambiamento climatico come un problema urgente: ma spesso manca la conoscenza dei dati locali.
I numeri non mentono. Il cambiamento climatico è in corso, è accelerato e riguarda tutti, dal livello globale a quello locale.
In Italia, come nel mondo, i segni e gli effetti sono già evidenti.
Avere accesso a questi dati è fondamentale per capire meglio la realtà e per agire con consapevolezza, come cittadini, studenti e comunità.